Protagonisti

Io e Ylenia ci conosciamo dall’infanzia: intervistarla per me è stata una grande emozione. Ricordo ancora i pomeriggi passati a giocare sulle scale o a passeggiare nella nostra piccola Celle in estate. Tuttavia, da quelle bambine che eravamo siamo entrambe diventate delle donne, con percorsi di vita differenti ma al contempo molto simili.

Anche lei, come me, ha lasciato casa… Ma ha fatto molto di più! Si è spostata addirittura fuori dall’Italia, a Londra, e lì sta conducendo la sua vita e si sta facendo amare ed apprezzare per come è, una ragazza dolcissima e allegra, che ama aiutare il prossimo e tendere la sua mano.

Ylenia è infatti diventata infermiera e oggi caposala proprio per questo, per la sua volontà di rendersi utile per l’altro, di aiutarlo e sostenerlo, nelle sofferenze della vita e nelle scelte attraverso la sua nuova esperienza con Fitline.

Una donna sicura della sua scelta, che ha avuto certo delle difficoltà nell’allontanarsi da casa, dalla sua famiglia, ma che lì dove è andata ha saputo crearsi le sue amicizie ed il suo piccolo mondo. E già, perché è proprio un mondo quello che la circonda a Londra: variegato, misto, interculturale, proprio come piace a lei.

Cosa ti ha portato a fare questa scelta? 

Allora, devo dire la verita’, devo tutto a mio marito. Dopo la mia laurea in Infermieristica avevo iniziato a lavorare in una casa di riposo, una bellissima esperienza ma un lavoro molto tosto; all’epoca purtroppo le possibilità lavorative per gli infermieri non erano moltissime, quindi lì per lì sapevo che non avrei avuto modo di spostarmi in qualche altra struttura per un bel po’. Il mio sogno all epoca era di trovare lavoro in ospedale, e i reparti come neurologia e medicina mi attraevano molto. Dopo qualche mese di lavoro, mio marito (che ha sempre avuto il desiderio di spostarsi all’estero per fare un’esperienza lavorativa) mi propone questa “fuga” di “due-tre anni”, ed eccomi qua, quasi 10 anni dopo siamo ancora qui.  Sapevo che Londra e il Regno Unito in generale davano grandi possibilita’ di crescita per gli infermieri, e così è stato.

Qual è stata la cosa a cui è stato più difficile rinunciare?

La mia famiglia, i miei amici. I primi anni, viaggiavo in continuazione, mio papà mi chiamava “la ragazza con la valigia in mano”. Cercavo sempre quel contatto con la mia terra, volevo sentire il calore delle persone che amavo, i gusti del nostro cibo, il profumo di casa. Con il tempo mi sono resa conto che tutti quei viaggi continui non erano sostenibili nel lungo periodo, e sono riuscita maggiormente ad adattarmi, e a lasciare andare un po’ quel contatto con l’Italia. Chiaramente l’Italia rimane sempre nel mio cuore, cosi’ come tutte le persone che sono li, ma ho imparato a chiamare casa anche il Regno Unito.

Ti piace la tua nuova vita a Londra? È così diversa da quella che avresti avuto qui in Italia?

Ti dirò, la mia nuova vita non mi dispiace, ci sono aspetti di vita quotidiana che apprezzo molto qui a Londra; mi piace la possibilità di avere tanti servizi a disposizione, tutti i giorni della settimana. Anche nel weekend ci sono tantissime attività da poter fare: tutto è sempre in movimento, non si ferma mai. Londra permette di vivere la città in qualunque momento tu la voglia vivere, a seconda dei tuoi impegni. La mia vita qua è sicuramente molto diversa da quella che sarebbe stata la mia vita in Italia; ho imparato a convivere e a lavorare ogni giorno con persone di nazionalità diverse, mi sono messa alla prova sotto tantissimi aspetti, sono cresciuta tantissimo da un punto di vista personale, mi ha fatto allargare gli orizzonti. Non penso che sarei stata in grado di arrivare allo stesso punto, allo stesso risultato, rimanendo in Italia.

Ti piace il tuo lavoro? Hai sempre voluto farlo? Oppure qualcosa in particolare ti ha portato alla scelta di dedicare la tua vita al sostegno e alla cura dell’altro?

Ho sempre amato il contatto con le persone, il contatto con il pubblico. Sono una chiaccherona! Finito il liceo, ho cercato di capire quali sarebbero state le professioni che mi avrebbero permesso quel contatto con l’altro, e Infermieristica era una delle mie scelte. Avevo fatto un po’ di test di ingresso per l’università, e alla fine la scelta doveva ricadere o su Infermieristica o su Psicologia. In quel momento mi sono ricordata che da piccola ero quella bambina che voleva accompagnare le signore anziane ad attraversare la strada, o a intrattenere con due chiacchere chi sembrava un po’ solo, quindi fare l’Infermiera si sarebbe avvicinato di più a quella che era la mia personalità. Amo il mio lavoro, specialmente da quando ho intrapreso la strada che sto percorrendo. Come ti dicevo, appena laureata avevo il sogno di lavorare in ospedale in un reparto di neurologia o medicina; Londra mi ha permesso di capire qual era il percorso che volevo intraprendere. Pian piano che ho iniziato le mie esperienze lavorative qui ho scoperto che mi interessava il settore del management, che mi avrebbe permesso non solo di sostenere “l’altro”, ma anche di sostenere chi avrebbe lavorato con me, formare team di successo, guidare gli altri e consigliarli.

Ti seguo sempre e vedo che sei davvero in gamba oltre che nel tuo lavoro anche nella tua esperienza con FitLine… Ti piace?

Fitline e’ stata la mia rinascita quest’anno. Mi piace mettermi alla prova, fare cose un po’ fuori dall”ordinario” e questo lavoro e’ poco ordinario, ma fantastico proprio per questo. Sponsorizzare i prodotti Fitline per questa azienda , PM International, mi ha permesso di allargare nuovamente i miei orizzonti mentali, ho scoperto cosa vuol dire lavorare in team e che cosa vuol dire supportarsi a vicenda. Sebbene nel settore dell’integrazione alimentare e skincare ci sia un alta percentuale di sponsor femminili, non c’è invidia, non ci sono gelosie (spesso purtroppo si trovano queste dinamiche in team a percentuale prevalentemente femminile). Il lavoro di una persona aiuta tutti, viene fornita tantissima formazione,che, sembrerà assurdo, mi aiuta anche nel mio lavoro come caposala, da un punto di vista di organizzazione, public speaking e raggiungimento degli obiettivi. È un’attività che consiglio a chiunque voglia mettere alla prova se stesso e le proprie capacità.

Come sono gli inglesi? Un popolo con cui è facile instaurare rapporti lavorativi e di amicizia?

Gli inglesi sono sicuramenti non cosi’ “freddi” come spesso vengono dipinti da noi italiani; hanno il loro umorismo che a volte non è facile comprendere, ma in generale ci si lavora bene insieme, e nel tempo sono riuscita ad instaurare rapporti di amicizia anche con loro. Devo ammettere che ci sono tantissime persone di nazionalita’ diverse che si avvicinano al Regno Unito per lavoro, quindi la maggior parte delle persone con cui si lavora spesso non è autoctona, e questa è una delle cose che mi piace tantissimo di qui, il poter condividere la mia vita quotidiana in ambienti multiculturali.

Quando immaginavi la tua vita da piccola, l’hai sempre sognata così?

Assolutamente no! Pensavo che sarei nata e cresciuta a Torino e che sarei sempre stata li. Pensavo che mi sarei laureata, sposata e messo su famiglia, tutto a Torino. Non immaginavo minimamente che le cose sarebbero andate cosi. Ogni tanto mi chiedo che cosa sarebbe cambiato, come sarei cresciuta se fossi sempre rimasta lì….poi penso che difficilmente le cose vanno come uno pianifica, e che le cose che importano sono stare bene, e avere una giusta rete di supporto attorno… il posto non conta.

Rifaresti tutto?

Sì….. se analizzo quello che ho adesso, un marito e una famiglia stupendi, un figlio fantastico che per quanto mi metta alla prova ogni giorno e l’amore della mia vita, una bella carriera e la consapevolezza che le amicizie che mi sono portata dietro sono vere, hanno resistito a migliaia di km di distanza e a percorsi di vita completamente diversi… cosa potrei volere di piu’?

La prima impressione che ho nutrito per la protagonista della mia intervista è stata una grande ammirazione. Di lei ho ammirato la sua “straordinaria normalità”: una lavoratrice, una studentessa universitaria, una moglie, una mamma e – con questo – tutto quello che ne segue, quindi cuoca, lavandaia, tassista, assistente sportiva, aiuto compiti, intrattenitrice. Mi direte: […]

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